Intervista esclusiva di Antonello Sette al professor Andrea Flex, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina Interna Cardiovascolare, Dipartimento di Scienze Cardiovascolari, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS
Professor Flex, i FANS sono da molti considerati la panacea di tutti i mali, sempre disponibile e pronta all’uso…
“I farmaci antinfiammatori non steroidei sono tra i medicinali più utilizzati per contrastare il dolore muscolare, l’infiammazione, la febbre e l’artrite. I nomi li conosciamo tutti: ibuprofene, aspirina, nimesulide, naprossene, ketoprofene. Il loro uso, spesso improprio e, a maggior ragione, l’abuso sono favoriti dalla facile disponibilità e, soprattutto, dall’errata convinzione della loro sicurezza. Alcuni di questi farmaci non necessitano di prescrizione medica e finiscono per essere il maggiore esempio di indebita automedicazione di massa. Il dolore cronico diventa coincidente con l’uso continuo del farmaco antinfiammatorio preferito, al di fuori e al di sopra di qualsiasi parere medico. C’è poi la dipendenza sotterranea dalla pubblicità farmaceutica, che enfatizza l’efficacia dei FANS, senza il più delle volte fornire un’adeguata informazione sui possibili danni collaterali, in nome e per conto della cultura del cosiddetto sollievo rapido”.
Quando e perché l’uso improprio e l’abuso dei FANS diventano pericolosi a livello cardiovascolare?
“I farmaci antinfiammatori non steroidei, soprattutto se assunti ad alte dosi e per lunghi periodi, possono provocare gravi effetti collaterali, a livello gastrointestinale, renale e cardiovascolare. Se ci concentriamo, in particolare, su quest’ultimo ambito, l’utilizzo incondizionato dei FANS aumenta il rischio di infarto o di ictus, perché può favorire gli eventi trombotici attraverso l’inibizione della prostaciclina, che normalmente ha una funzione vasodilatatrice e antiaggregante piastrinica, e può aggravare lo scompenso cardiaco per la lievitazione dei liquidi e del carico di lavoro del cuore. Quest’ultimo effetto collaterale è in molti casi legato alla contemporanea insufficienza renale o alla sindrome nefrosica, che provocano un’alterazione nella filtrazione e, conseguentemente, un accumulo di liquidi che può, per l’appunto, sovraccaricare il cuore che, già insultato da una patologia cardiovascolare, può conseguentemente provocare uno scompenso cardiaco. I FANS possono avere ripercussioni dannose anche sull’ipertensione arteriosa, perché il loro utilizzo prolungato nel tempo può ridurre l’efficacia dei farmaci antipertensivi e generare in qualche maniera un meccanismo all’incontrario, che fa lievitare, anziché diminuire, la pressione arteriosa”.
Torniamo alle pericolose interazioni con altri farmaci salvavita…
“È un capitolo molto importante, da tenere sempre presente. I FANS, se assunti contemporaneamente agli anticoagulanti, come il warfarin o agli antiaggreganti, come l’aspirina, aumentano il rischio di sanguinamento. Analogamente, l’uso contemporaneo dei FANS può ridurre l’efficacia dei farmaci antipertensivi”.
Che cosa si può fare, ciascuno nel proprio ambito operativo o anche solo di influenza, per ridurre l’abuso dei FANS e i conseguenti rischi collaterali?
“La strategia per contrastare il dilagare incontrollato del ricorso ai FANS deve partire, come prima tappa, dall’educazione e dalla sensibilizzazione dei pazienti sui rischi legati al loro uso prolungato e, conseguentemente, dall’importanza di un uso responsabile e di una mirata prescrizione medica, coerente con una valutazione ponderata del rapporto specifico fra rischi e benefici, con annesso un monitoraggio periodico delle conseguenze, soprattutto nei casi di un’assunzione dei FANS con farmaci prescritti per la cura di altre e, magari croniche, patologie, che devono, a loro volta, essere individuate e classificate. Non c’è dubbio alcuno, ad esempio, che l’utilizzo dei FANS deve essere per così dire calmierato nei pazienti che hanno alle spalle una storia di cardiopatia ischemica, di scompenso cardiaco. di ipertensione arteriosa, di insufficienza renale o di diabete”.
Al di là di un’informazione il più solerte e puntuale possibile, esistono vie e percorsi terapeutici alternativi?
“Sì, esistono e sono praticabili terapie alternative, come il paracetamolo e gli inibitori selettivi della ciclossigenasi 2 ed anche approcci non farmacologici, come la fisioterapia o le tecniche specifiche di rilassamento per contrastare e alleviare i dolori cronici”.