Intervista esclusiva di Antonello Sette al professor Giuseppe Capua, Presidente della Commissione Antidoping della Federazione Italiana Gioco Calcio, specializzato in Traumatologia e Medicina dello Sport

Professor Capua, soffre di mal di schiena il 60 per cento della popolazione. È una disabilità di massa, di cui si parla poco o nulla…

“La colonna vertebrale è un insieme di articolazioni, che vanno dalla colonna cervicale, e quindi da sotto il cranio, alla colonna lombare sino al coccige. Paradossalmente tutte le articolazioni sono collegate fra loro, seppure a una qualche distanza, l’una all’altra. Mi spiego meglio. Prendiamo come riferimento una colonna che soffre di patologie cervicali. La cattiva postura, che assume a seguito del dolore che l’affligge, può avere ripercussioni sulla colonna lombare, a volte, anche sulla dorsale. Da tutto questo si evince che la colonna vertebrale è la armatura portante di tutta la nostra struttura scheletrica, dal momento che tutto il carico dei tessuti molli e degli organi interni viene protetto, proprio e soltanto, dalla colonna vertebrale”.

Quali sono le patologie che possono colpire l’asse portante del nostro corpo e, quindi, della nostra vita?

“Partiamo dall’artrosi, che è una malattia degenerativa della cartilagine, che purtroppo, dopo i 45-50 anni, si manifesta, a vario livello, in tutti noi e deve essere affrontata tempestivamente con soluzioni terapeutiche in grado di scongiurare l’aggravamento e la cronicizzazione. Quando, invece, la patologia diventa discale, quando cioè, gli ammortizzatori che sono posizionati fra una vertebra e l’altra, denominati dischi intervertebrali, perdono la loro funzione naturale e diventano protrusioni, se non addirittura vere e proprie ernie del disco, che vanno a toccare, in quanto tali, il midollo spinale, all’interno del quale passano tutti i nervi del nostro corpo”.

La radiologia interventistica può rivelarsi in questo ambito un toccasana…

“La novità, peraltro ormai consolidata, è che, attraverso una tac mirata della colonna vertebrale, si possono individuare patologie che poi vengono “curate “con infiltrazioni effettuate proprio nel punto, o nei punti, dove la sindrome patologica è in atto. Attenzione! Chi opera insieme al radiologo non sostituisce in tutto e per tutto il neurochirurgo, perché ci sono ambiti patologici che possono essere affrontati e risolti solo da lui”.

Laddove si resti al di fuori di questo ambito patologico di esclusiva pertinenza del neurochirurgo, la radiodiagnostica interventistica rappresenta un’opzione valida e a rischio rischio…

“Assolutamente sì. Il poter intervenire in maniera non cruenta con l’inserimento di aghi o di meccanismi elettrici come la neurolisi, possono, e senza trauma alcuno, risolvere o attenuare in modo vistoso la sintomatologia dolorosa. Naturalmente, ogni intervento di questo tipo deve essere preventivamente valutato, sia dal punto di vista diagnostico che clinico. È una terapia interventistica, che prende di mira esattamente il punto, dove si manifesta la patologia che provoca il dolore. È una terapia antinfiammatoria e antidolorifica, a disposizione di chiunque, perché le controindicazioni sono pochissime e rare”.

I problemi alla schiena sono innati o sopraggiungono nel tempo? La prevenzione è possibile?

“Le problematiche della colonna vertebrale sono molto spesso congenite, perché nella colonna vertebrale possono essere presenti, già alla nascita, piccole o grandi malformazioni, che andrebbero inquadrate e studiate sin dall’età evolutiva. I bambini che crescono e praticano un’attività sportiva devono essere controllati dal medico sportivo o, comunque, da chi si occupa professionalmente di traumatologia sportiva, in modo da prevenire ed evitare le patologie della parte ossea, come la scoliosi, la cifosi e la lordosi. I controlli medico-sportivi in ambito osteoarticolare sono molto importanti dal punto di vista dello sviluppo futuro dei ragazzi, che possono preservare la qualità della propria vita anche a lungo e lunghissimo tempo, perché una colonna morfologicamente viziata può provocare, nel corso degli anni, tutta una serie di conseguenze dannose sulle spalle, sulle anche e sulle ginocchia. La colonna, una volta accompagnata da una postura corretta, diventa una protezione preziosa per tutte le altre articolazioni”.

Non si deve, quindi, come troppo spesso accade, praticare uno sport alla garibaldina, senza un lasciapassare medico?

“Ci devono essere una visita e un preventivo accertamento medico di idoneità, non solo, come eventualmente avviene, a livello cardiovascolare, ma anche osteoarticolare, così da poter individuare i distretti a rischio, colonna, ginocchia e spalle che siano, per poter proseguire in piena serenità un’attività sportiva anche in età adulta e anziana. Lo sport, non dimentichiamolo mai, fa bene a tutte le età e, se praticato quando si è avanti con gli anni, previene il rischio artrosico e, di conseguenza, la necessità, e l’urgenza, di interventi chirurgici di protesi all’anca o al ginocchio”.

SaluteIn

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